Succede, a volte, di incontrare persone che dopo averle in qualche modo ascoltate, sorge naturale chiedere: “ma tu sei stato scout?”.

Eccone una, Pino Cacucci, un giornalista o meglio un camminatore che scrive. Un uomo di strada.

In uno dei suoi tanti viaggi nel povero Messico scrive un libro, Mahahual, perché: “più conosco il Messico e più mi convinco che non basta una vita per assaporarlo tutto”.

Parole queste, che ci riportano ai nostri cammini, alle nostre riflessioni: “non basta una vita per assaporalo tutto”.

Vorremmo lasciarvi un attimo alla sua narrazione di un cammino così anche per fare il punto sulla nostra voglia di narrare i nostri cammini. Ebbene si, per metterci la nostalgia delle narrazioni non fatte.

Scrive Pino Cacucci: “Mahahual ha tutte le prerogative per sembrare un pezzetto di paradiso. Queste spiagge bianchissime, palme, alle spalle una selva di mangrovie e davanti il mar dei Caraibi con la barriera corallina che è la seconda al mondo. Tutti elementi per avere l’immagine come nei nostri sogni di una spiaggia caraibica. Ma come dicono i messicani “sempre hai un mosco nella sopa” cioè una mosca nel minestrone. Nel caso di Mahahual e di tutta quella zona per un capriccio delle correnti oceaniche su questi litorali approda tutta la plastica che viene buttata in mare da tre continenti. La plastica galleggia e prima o poi arriva sulla barriera corallina.

Tutte le mattine molti abitanti di Mahahual ripetono questo rito di Sisifo. Ripuliscono all’alba tutte le loro spiagge dalla plastica così il turista vede il litorale pulito. Ma basta spingersi un po’ più a sud o a nord. A nord c’è la riserva naturale della biosfera di Sian Kàan. Andando verso queste spiagge vergini, da lontano si vedono queste baie meravigliose circondate da palmeti ma, più ci si avvicina più ci si accorge che il litorale, la spiaggia è coloratissima e la sabbia non si vede quasi più. Quei colori sono tonnellate e tonnellate di spazzatura di plastica… C’è una chiazza di poltiglia di plastica al centro del Pacifico che se l’Onu dovesse decidere di istituire una sorta di flotta internazionale per ripulirla, impiegherebbe, da calcoli fatti, 29 milioni di giorni, o 79.000 anni. Come dire che siamo fottuti? Si. O quantomeno molto vicini al punto di non ritorno. Almeno che non decidiamo di cambiare abitudini. Per esempio, sobbalzando come per la più tremenda delle bestemmie ogni volta che sentiamo dire “usa e getta".

Noi vi chiediamo di sobbalzare, di sobbalzare presto perché siamo in ritardo, si, noi scout siamo in ritardo.

Non c’è tempo di indugiare, di fare il girotondo attorno al “come si fa“ .

E se nelle parole giuste di un uomo non troviamo tutte le motivazioni per “un balzo” almeno troviamole in quelle di Papa Francesco: “questi problemi sono intimamente legati alla cultura dello scarto, che colpisce tanto gli esseri umani esclusi quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura” (Laudato sì, 22).

Allora vi chiediamo di porre fine all’uso di plastica, ripudiamo la parola “usa e getta”. Di non tacere questa scelta, di non tacere anche il nostro ritardo colpevole di pigrizia ma che ci porterà a “balzare più in alto”. Attiviamo tutta la nostra creatività, rendiamo partecipi tutti i nostri Capi ed i Clan in servizio di questo scatto coraggioso ed ancora, scusateci per il ritardo.

 

Giovanna Gasparro e Franco Magrone 
Incaricati al Settore GPN