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La route di quest'anno mi ha cambiato. Le Alpi Marittime sono una parte della catena alpina che segna il confine tra Italia e Francia, in realtà hanno segnato ognuno di noi. Progettare una route è difficile, ma viverla significa realmente vincere una sfida con i propri limiti.

 Ognuno di noi l'ha vissuta a proprio modo, ognuno ha portato quello che aveva da offrire agli altri: chi l'entusiasmo, chi l'ansia, chi l'esperienza... ma nel momento in cui tutto questo è stato mescolato, la route ha preso significato.

Abbiamo intrapreso un cammino tortuoso, e in salita, per poi giungere alla cima del Ciotto Mien: non mi ero mai sentità cosí libera, potevo confondermi tra le nuvole, potevo respirare l'aria pura, stavo respirando il senso della strada e della comunità. Successivamente ci toccava scendere. Davanti a noi si stagliava un paesaggio mozzafiato, ma al tempo stesso un ripido tratto di fronte al quale la paura stava prendendo il sopravvento. Si è creata la catena umana più bella che io avessi mai visto: nessuno ce l'avrebbe fatta senza la mano del proprio compagno.

Giunti a Vernante abbiamo potuto assaporare l'accoglienza dei piemontesi durante il nostro hike, e non poteva esserci conclusione migliore per la nostra route.

La route permette di ritrovare il proprio equilibrio, dà la possibilità di incontrare il Signore nel volto del proprio fratello, concede l'opportunità di comprendere il significato della nostra esistenza. E quello che ci resta da fare, allora, è semplicemente prendere lo zaino sulle spalle e partire.

Marialuisa Montisci

Rutigliano 1 

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