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Dall’8 al 15 aprile 2017, durante la Settimana Santa, 5 giovani capi della nostra Zona hanno preso parte al Campo di Formazione Associativa presso il Monte Sole (BO), zona tristemente nota per l’eccidio compiuto dai soldati nazisti ai danni delle popolazioni locali fra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944.

Abbiamo, dunque, chiesto loro le loro impressioni, le motivazioni che li avevano spinti a partire e cosa si portano dietro, sintetizzando il tutto in 5 domande (+ 1).

 

Domanda 0: Chi sei? Cosa fai in associazione?

Serena: Ciao a tutti, sono Serena, Capo Fuoco del Clan del Pino del Noci1

Arianna: Ciao, mi chiamo Arianna e ho 24 anni. Da due anni sono capo unità nel reparto femminile del Turi 1.

Piero: Sono Piero, caporeparto del reparto maschile Ursa Major del Rutigliano 2 

Alessia: Ciao sono Alessia, caporeparto del Noci 2

Grazia: Sono Grazia Mastronardi, Squit nonché aiuto capo cerchio del Cerchio Millefiori del Rutigliano 1

Domanda 1: Perché hai deciso di partecipare al CFA? E perché proprio durante la Settimana Santa? Eri a conoscenza della storia del posto o ti ci sei trovato/a per caso?

Serena: Era da un po’ che avevo intenzione di concludere il mio iter formativo, soprattutto per poter rispolverare quelle belle sensazioni che il servizio da educatore ti trasmette. La scelta del Monte Sole è stata assolutamente causale: non conoscevo la storia del posto ma mi sembrava allettante passare l’intera Settimana Santa in un CFA.

Arianna: Avevo progettato la mia partecipazione al CFA già lo scorso anno tuttavia per questioni varie sono stata costretta a rimandare la mia partenza. Dall’inizio di quest’anno il bisogno di vivere esperienze nuove, il bisogno di essere più formata per poter essere un capo migliore si è avvertito in misura maggiore e si è avvertito in misura maggiore anche il desiderio di tornare alla Strada. Oltretutto ho sentito la necessità di essere una testimone di fede più autentica possibile per cui ho scelto un CFA durante la Settimana Santa. Quindi poi ho fatto 2+2 fra la Settimana Santa, la voglia di un campo mobile e il desiderio di spingermi lontano e quindi ho scelto Bologna.  

Piero: Beh queste sono più di una domanda. Ma ti rispondo comunque. Allora sul perché partecipare: ho scelto di partecipare al CFA per chiudere un ideale cerchio di domande che partivano dal “cosa facciamo agli scout” del CFT, passando per il “Come lo facciamo” del CFM per concludersi con il “Perché lo facciamo?”. Avevo deciso da tempo che dovunque fossi andato, sarei andato ad un CFA durante la Settimana Santa per riuscire a mettermi in ascolto di Dio con naturalezza. Appena ho visto poi Monte Sole come luogo, ho subito scelto quel CFA perché, conoscendo la Storia e ricordandomi di quella frase di Calamandrei che diceva che per andare in pellegrinaggio nei luoghi dove è nata la Costituzione bisognava andare sulle montagne, dove i partigiani hanno combattuto, ho capito che era una occasione che non potevo farmi sfuggire.

Alessia: Ho scelto di partecipare al CFA per concludere il mio iter formativo e mettermi in gioco ancora una volta con me stessa. Ho scelto fin dall’inizio di farlo durante la Settimana Santa per vivere la fede in maniera profonda. La scelta del luogo è un po’ causale, ne stavamo parlando con Piero e Grazia da un po’ e alla fine la tipologia del campo e in parte la storia che ci ha raccontato Piero ci ha convinto ad iscriverci lì. 

Grazia: Ho deciso di partecipare al CFA per completare il mio iter formativo, per raggiungere maggiore consapevolezza nel mio servizio associativo anche se ammetto che non sapevo di preciso cosa aspettarmi. Sapevo solamente che avevo bisogno di un’esperienza di fede intensa per cui ho scelto la settimana santa perché in occasioni come queste si riesce a vivere la Settimana Santa in una maniera vera, profonda, intima e intensa. Sul luogo del campo posso dire che ero a conoscenza dell’eccidio pur non essendomi mai ritagliata un po’ di spazio per approfondirne le vicende.

Domanda 2: Sappiamo che nel vostro campo ha avuto un particolare rilievo la musica: qual è la canzone che ti ha colpito di più?

Serena: Non ce n’è una in particolare, amo la musica nella sua interezza, mi accompagna sempre durante la mia vita per cui mi ha molto entusiasmato lo scandire dei momenti del campo tramite le canzoni: anzi, il CFA mi ha permesso di formarmi anche nella musica dato che ho potuto conoscere artisti che finora non avevo mai ascoltato, penso a Levante, per esempio.

Arianna: Ne devo scegliere solo una? No, ne scelgo due, una di partenza e una di arrivo. La canzone della partenza è “A modo tuo” che era anche la canzone che ho utilizzato per presentarmi agli altri partecipanti al campo: rappresenta per me la consapevolezza di vivere in un momento storico difficile ma anche il sogno, il coraggio, la volontà di realizzare la feclitià partendo dalle cose veramente importanti. La canzone di arrivo è “La storia siamo noi” perché ogni gesto compiuto è storia e porta ad un cambiamento anche se talvolta non ce ne accorgiamo. La storia non la subiamo, la scriviamo.

Piero: A voler essere onesti “La Notte vola” di Lorella Cuccarini perché mi ricorda una bella avventura vissuta in missione durante il campo. Ma scherzi a parte, scelgo “E ti vengo a Cercare” di Franco Battiato perché non mi sono mai reso conto, nonostante conoscessi questa canzone da tempo, di quanto questa canzone parla anche del rapporto tra Dio e l’uomo, di quanto non siamo solo noi a cercarlo ma di quanto questa è una ricerca reciproca. 

Alessia: “Non me ne frega niente” di Levante perché per presentarmi agli altri partecipanti del campo avevo scelto un’altra canzone della stessa Levante il cui testo mi rappresenta molto “La rivincita dei buoni”

Grazia: La scelta è difficile, se penso a quella che mi è rimasta più impressa dico “Non me ne frega niente” di Levante perché è un bell’affresco della nostra società: moralisti da tastiera, giustizieri da social network ma pochi veramente si mettono in discussione, hanno il coraggio di credere in qualcosa, lottano per i propri ideali scoprendo la bellezza delle cose e delle persone che ci circondano

Domanda 3: Qual è il momento più bello vissuto in questa settimana?

Serena: Senza dubbio la testimonianza di Ferruccio, superstite dell’eccidio del Monte Sole. I suoi occhi ancora lucidi e quella voce tremante nonostante si trattasse di una vicenda di oltre 70 anni fa fanno comprendere come la cattiveria umana può segnare per sempre l’animo e la vita di un uomo.

Arianna: Per me il momento più bello è stata la missione. La salita, la pioggia, la stanchezza, lampi e tuoni, gli infiniti silenzi rotti dal solo rumore degli scarponi, il coraggio di guardare in faccia i tuoi limiti affrontandoli con grinta tenendo sempre un occhio al cielo a Dio e avendo come stimolo la voglia di dare ai tuoi ragazzi un capo che sappia andare oltre, che faccia del suo meglio per essere una persona significativa.

Piero: Sicuramente la testimonianza di Ferruccio Laffi è una di quelle cose che difficilmente dimentichi. Però sicuramente l’ha già detta qualcun’altro quindi ne dico un’altra: la chiacchierata dal titolo “La Chiesa dice che…” una chiacchierata sulle varie posizioni assunte dalla Chiesa su tematiche disparate dall’aborto, alla comunione ai divorziati, al consumo della carne nei venerdì di quaresima. Mi ha reso più consapevole di quanto la situazione sia “un po’ più complessa” e di quanto quindi sia opportuno partecipare, anche in ambito ecclesiastico, per poter formare un pensiero visto che questo pensiero nel corso dei secoli è cambiato e potrà cambiare ancora se ci mettiamo del nostro.

Alessia: I momenti belli di un campo sono sempre tanti, le emozioni sono amplificate. Quelli che restano nel tempo sono quelli che toccano tutte le emozioni: dallo stupore, all’incredulità alla tenerezza. E il ricordo di Ferruccio me le ha fatte provare tutte: lo stupore per la crudezza della storia che ascoltavo, l’incredulità iniziale, la tenerezza verso un uomo che racconta lucidamente la sua debolezza.

Grazia: La testimonianza di Ferruccio Laffi, sopravvissuto alla strage. Perché quando leggi sui libri delle crudeltà che ha prodotto la guerra, i libri non riescono a trasmetterti la sofferenza di quella gente. Ma quando ascolti un uomo che ti racconta la sua storia, quando vedi le sue lacrime, la sua rabbia nonostante il tempo passato, la sola cosa che vorresti fare è abbracciarlo e capisci allora quanto la memoria sia importante per evitare che la storia si ripeta perché a quanto pare i libri non bastano, sembra che gli uomini non imparino mai.

Domanda 4: Un oggetto che ti porti dietro nello zaino da questa esperienza?

Serena: Anche se non è un oggetto tangibile, l’oggetto che mi porto nello zaino è proprio la musica. Svegliarsi la mattina con una canzone diversa, prendere la chitarra per cantare quante più canzoni a memoria, cantare a squarciagola durante la strada hanno fatto in modo di creare una comunità che andava conoscendosi giorno dopo giorno.

Arianna: Gli sguardi complici, le mani tese, le storie condivise e la testimonianza di Ferruccio, un uomo che ha lottato, e pur sfuggendo alla morte ha assistito alla distruzione della sua intera famiglia e di un intero territorio. Porto con me i suoi occhi colmi di sofferenza ma anche il suo coraggio nel r-esistere. Porto con me il suo invito a sentirci responsabili di ciò che accade intorno a noi, ad avere memoria, ad avere speranza in un mondo migliore.

Piero: Ago e filo. Perché a differenza del CFM da dove solitamente si torna con una metaforica mannaia pensando “da domani si cambia tutto”, dal CFA sono tornato con la consapevolezza che per portare la mia esperienza nel modo migliore dovrò essere bravo ad integrarla, a cucirla con ago e filo, in tutte le esperienze che andrò a vivere. 

Alessia: Una molletta con il nome. Scherzo, mi porto uno zaino pieno di provocazioni, esperienze, consigli e per fortuna anche certezze in più.

Grazia: Noi scout siamo amanti dei simboli ma io mi accontento di una parola. La consapevolezza.

Domanda 5: Un motivo per convincere un giovane capo a partecipare al CFA?

Serena: Il gruppo, le risate, i paesaggi meravigliosi, le attività, le chiacchierate, la spensieratezza, la strada, la riflessione, le infinite domande a Fra Paolo. Bastano?

Arianna: Il CFA non è la conclusione di un percorso ma l’inizio di una strada più consapevole e matura. E’ un’occasione privilegiata per incontrare te stesso. Basta come motivazione?

Piero: Perché ci sono dei motivi seri per non andare? Vedi se ti muovi! Capisco la necessità di trovare il momento giusto ed è bene sia così ma se riesci ad avere tempo per fare servizio, puoi trovarlo anche per andare ad un campo di formazione.

Alessia: Facile. La voglia di vivere un’esperienza tutta per sé non solo come capo, ma anche come adulto.

Grazia: Gli direi che vivere il CFA è il miglior modo di mettersi in discussione in un’ottica diversa, con più maturità e va ad aggiungere un tassello in più alle motivazioni che ti spingono a svolgere il servizio in associazione. 

 

Serena Miccolis

Arianna Rizzi

Piero Scarnera

Alessia Conforti

Grazia Mastronardi