Il clan/fuoco “The Copse” del gruppo scout Bari 10 ha vissuto questa estate ( precisamente dal 25 luglio al 10 agosto) un’esperienza unica nel suo genere: 15 giorni intensi vissuti in Kenya, nei pressi della baraccopoli di Korogocho, alla periferia di Nairobi, tra le montagne di rifiuti e la povertà che, dilagante, sembra inghiottire tutto attorno a sé.

Abbiamo vissuto questa emozionante avventura nell’ambito del cantiere “Ubuntu” organizzato – ormai da 8 anni – dal settore internazionale dell’AGESCI in collaborazione con l’ONG “Huipalas”. e con KSA – Kenya Scout Association. Il campo propone a singoli R/S ed a comunità di Clan/Fuoco l’esperienza di un cantiere di servizio a sostegno dell’integrazione dei giovani all’interno ed intorno allo slum di Korogocho, attraverso l’esperienza dello scoutismo.

“Stairway to heaven”

Quando nella primavera del 2017 i nostri capi ci hanno fatto incontrare incontrato Antonietta “Nafula” Pignataro e l’ONG “Huipalas ONLUS” (www.huipalas.it), ed abbiamo visto quello che stanno realizzando a Korogocho (Nairobi), abbiamo cominciato a sognare…

A Korogocho (la quarta più grande baraccopoli di Nairobi) l’Associazione Huipalas porta avanti dal 2011 lo Huipalas Koch Scout Open Troup, un progetto che cerca di creare una comunità di interazione per i giovani dello slum. Il gruppo utilizza le attività scout per raggiungere i giovani nei quartieri poveri e fornire loro attività alternative positive con l'intento di creare un mondo migliore attraverso lo sviluppo dei talenti, l'apprendimento pratico (Learning by doing), dialoghi costruttivi, orientamento professionale, e varie altre attività.

Per raggiungere questo obiettivo, la nostra comunità ha dovuto lavorare duramente per un anno intero, alternando autofinanziamenti di tutti i tipi a incontri di preparazione 8tra gli altri con padre Alex Zanotelli) in vista della Route. Sembrava impossibile, in un solo anno, raggiungere un obiettivo di tale portata, che avrebbe portato via tanto tempo, richiesto grande impegno e dedizione da parte di tutti e, non meno importante, importanti sacrifici economici. Eppure aiutati dai nostri capi, non abbiamo mollato di un centimetro e, passo dopo passo, abbiamo costruito questa “scala verso il paradiso”, che ci ha avvicinati ogni giorno di più al nostro obiettivo.

Il campo

Arrivati all’aeroporto di Nairobi abbiamo trovato ad aspettarci alcuni dei ragazzi scout locali, i mwamba (equivalenti dei nostri novizi e rovers) accompagnati dalla sempre sorridente capo campo Maria Antonietta. Il freddo, le tante ore di viaggio, l’emozione di essere lì dove speravamo e le differenze linguistiche non hanno reso facile il primo approccio; sono stati sufficienti i primi giorni di campo per sciogliere ogni impaccio da entrambe le parti. La prima destinazione del gruppo è stata Emali, , nella piccola fattoria “Kijiji” gestita dagli scout kenioti con l’aiuto di due pastori del posto, James e Tytus. Il viaggio in treno da Nairobi ad Emali è stato ci ha permesso di scorgere le prime, grandi contraddizioni del Kenya: accanto alle grandi distese di terra rossa e rada vegetazione incolta si staglia la grande stazione ferroviaria della capitale, una cattedrale nel deserto dono del governo cinese, il cui lindore asettico contrasta con la sporcizia al suo esterno. I numerosi controlli di sicurezza e la costante vigilanza armata ci ha raccontato di un clima di profonda sebbene quasi impercettibile agitazione, una ricerca di tranquillità e normalità dopo i tumultuosi mesi successivi alle elezioni nazionali.

Giunti al “piccolo villaggio” (il significato di Kijiji, ndr.) il nostro Clan/Fuoco, guidato da Gaetano Fiore (il capo campo) ha aiutato i ragazzi kenioti nel rendere più ospitale e sostenibile. Le varie mansioni, svolte in gruppi misti (“patrols”) di 4/5 persone, ha permesso a noi italiani di costruire dei bellissimi rapporti con i ragazzi kenioti, condividendo con loro la fatica del lavoro e dando a ciascuno la possibilità di conoscersi meglio l’un l’altro, di confrontare le diverse culture, lo stile di vita differente, ecc.. I momenti di riflessione serali ci hanno fatto confrontare su tematiche come l’amicizia, l’accoglienza, la comunità, l’andare oltre le apparenze e le superficialità.

Lavori di falegnameria, idraulica ed impiantistica, alternati con i lavori nel bananeto e nella chicken-farm hanno occupato le nostre mattinate per la prima settimana. Non sono mancati i momenti di svago, in cui abbiamo imparato nuovi canti e danze tipiche del Kenya, abbiamo fatto visita ad alcune famiglie del posto per toccare con mano e vedere con i nostri occhi la vita di un pastore keniota. La visita al parco nazionale di Amboseli, con i giraffe, elefanti, zebre e ippopotami nel loro habitat naturale, ha segnato idealmente la conclusione della prima parte del campo. Durante la visita al villaggio Masai, popolazione di fieri pastori nomadi siamo potuti entrare nelle loro capanne di legno e fango, nelle quali la luce riesce ad entrare a fatica. Accanto a queste una piccola scuola piena di bambini di ogni età rumorosi e sorridenti ci ha mostrato come, anche nelle difficoltà e con semplicità, l’educazione dei figli non venga trascurata.

Korogocho=affollamento

Ci siamo poi spostati nella capitale, Nairobi, per vivere la seconda parte del campo nella sede di Huipalas, nel quartiere Kariobangi, al limitare dello slum di Korogocho.

Korogocho è la quarta più grande baraccopoli di Nairobi dopo Kibera, Mathare e Mukuru. In poco meno di 1,5 chilometri quadrati sono “sardinizzati” tra 150.000 e 200.000 abitanti. Sovraffollamento e scarse risorse, povertà, scarsa igiene, scadente istruzione di base e elevato l'inquinamento dell'ambiente caratterizzano questo come gli altri slums che circondano la ricca e moderna Nairobi. Si stima che il 65% della popolazione sia costituita da giovani, al di sotto di 18 anni, per lo più improduttivi finanziariamente, ai quali manca l'opportunità di accedere ad un'istruzione di qualità, scoprire e valorizzare i propri talenti e di interagire con altre persone. Questo porta i giovani a diventare violenti e a lasciarsi coinvolgere in attività criminali, nella prostituzione, nell'abuso di droghe e altre dipendenze.

Emotivamente, questa è stata la parte più forte della route: durante la nostra permanenza abbiamo visitato alcune famiglie della baraccopoli (comprese quelle dei nostri amici scout) e ciò ci ha permesso di vedere con i nostri occhi le condizioni in cui sono costretti a vivere quelle persone. Strade dissestate, cumuli di rifiuti che, dal ciglio delle strade strabordano nei canali di scolo dell’acqua, trasformati in cloache a cielo aperto e che attraversano un dedalo di casupole di lamiera e legno… Eppure lo slum pullula di vita ed è in perenne, caotica attività, con tantissimi piccoli venditori che commerciano di tutto su piccole bancarelle disseminate qui e là lungo la strada; camminando per le strade di Kariobangi, da tutti gli angoli i bambini ci correvano incontro, accompagnandoci lungo il tragitto, sorridendoci e stringendo le nostre mani. Accanto alla disperazione di Mama Jane e dei suoi piccoli, c’è anche la voglia di riscatto di tanti giovani che cercano di emergere da questa palude di miseria, come Alkano che realizza piccole opere d’arte con le bottiglie di vetro che recupera dalla discarica o come Bariso che frequenta un corso come movie-maker o come i giovanissimi pittori, scrittori musicisti che stanno crescendo nella sede di Huipalas, trasformatasi in una sorta di hub-atelier artistico…

Ascoltando le testimonianze delle famiglie che abbiamo visitato, siamo rimasti colpiti e turbati dalle mille difficoltà che ogni giorno ragazzi della nostra età devono affrontare per aiutare il sostentamento delle famiglie, spesso numerose con oltre 5/6 figli e di come tantissime persone devono rinunciare alla loro dignità e cercare tra i rifiuti qualcosa da poter vendere al mercato e ricevere così pochi centesimi necessari alla sopravvivenza. E quando non si riesce a trovare proprio nulla, adulti, ragazzi e bambini cercano di sfuggire ai crampi della fame sniffando kerosene o colla, droghe a buon mercato.

Nei lunghi viaggi sui “matatu” (i piccoli e sgangherati bus privati) nella strade di Nairobi colpisce subito come, tra centro e periferia, tra benessere e povertà, non esista una linea di demarcazione netta anzi, le due dimensioni si sovrappongono e coesistono nella reciproca indifferenza.

I nostri giorni a Kariobangi sono trascorsi in fretta, tra l’animazione dei bambini del quartiere e del gruppo scout, gli incontri con le figure istituzionali impegnate nella cooperazione (l’Ambasciatore Mauro Massoni e la dott. Teresa Savanella dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo) e con i giovani talenti che Huipalas sta aiutando a crescere in questo posto, nella convinzione che davvero “la bellezza salverà il mondo” e l’arte, la poesia, la musica potrà salvare questi ragazzi come ha già fatto con Longinos Nagila, ragazzo dello slum, divenuto uno dei più affermati visual-artist kenioti sulla scena internazionale.

Questa esperienza segnerà per molti anni l’azione del nostro Clan/Fuoco, impegnandoci non solo nel raccontare quanto i nostri occhi hanno potuto vedere ma nel divenire veri agenti di cambiamento nella vita di tutti i giorni anche nella periferia in cui il nostro Gruppo opera da anni.

I legami che ciascuno di noi ha creato in queste due settimane sono qualcosa che cercheremo di coltivare (pur con le oggettive difficoltà legate alla distanza) ma i piccoli gesti e i momenti di condivisione vissuti con i ragazzi kenioti diventeranno semi per operare in questo mondo e lasciarlo magari migliore di come l’abbiamo trovato.

Buona Strada!

 

Francesco Lerario, Gaetano Ladisa (Clan/Fuoco “The Copse” – Bari 10)

 

Casa delle Culture di Bari, inaugurata prima biblioteca interculturale

 

Il centro polifunzionale stabile di aggregazione, accoglienza, orientamento e dialogo interculturale si trova in via Barisano da Trani 15, al San Paolo

 

L'obiettivo è stimolare la vivacità culturale e la partecipazione dei residenti del quartiere alle attività del centro attraverso la creazione di occasioni e spazi di confronto e formazione culturale. È stata inaugurata questa mattina la prima biblioteca interculturale di comunità della città negli spazi della Casa delle Culture, il centro polifunzionale stabile di aggregazione, accoglienza, orientamento e dialogo interculturale in via Barisano da Trani 15, al San Paolo.
Si tratta di un luogo aperto a tutti, cittadini italiani e migranti, e allestito grazie alle donazioni di libri, sia per adulti che per ragazzi, dei cittadini e al lavoro volontario del gruppo scout AGESCI Bari 10 che ha redatto un progetto per l'attivazione del servizio.
Tutto questo è stato possibile grazie al contributo di un gruppo di 11 docenti del liceo classico "Socrate" di Bari che hanno raccolto e devoluto integralmente i propri bonus previsti dalla legge sulla "Buona Scuola", con l'intento di dar vita a un'iniziativa stabile nell'interesse e nella salvaguardia dell'attività didattica e del diritto allo studio, individuando nel centro polifunzionale Casa delle Culture il luogo ottimale per realizzarla, al fine di incoraggiare nuove azioni di cultura e intercultura.
Inoltre, grazie al contributo delle attiviste del gruppo facebook "Belli di mamma", anche i più piccoli avranno uno spazio a disposizione per il gioco e l'intrattenimento.
L'iniziativa è stata presentata questa mattina dall'assessora al Welfare Francesca Bottalico, dal presidente del Municipio III Massimiliano Spizzico, dalla rappresentante dei docenti del liceo classico Socrate Marilisa Modugno e dal referente AGESCI Bari 10 Gaetano Ladisa.
Gli spazi, aperti tutti i giorni dalle ore 8 alle 20, prevedono anche un'area riservata allo studio per gli studenti, accessibile su prenotazione e attrezzata con postazione PC, stampante multifunzione e accesso wi-fi. L'accesso alla sala lettura, invece, sarà possibile solo due volte alla settimana.
Il funzionamento della biblioteca interculturale di comunità sarà a cura degli operatori di Casa delle Culture, gestita dall'Ats composta da consorzio Elpendù, cooperativa sociale C.A.P.S. e associazioni Abusuan e Gruppo Lavoro Rifugiati, e dei ragazzi del gruppo scout, che negli spazi del centro polifunzionale hanno trovato la possibilità di realizzare un progetto per il territorio, in cantiere da quasi un anno: la creazione di un luogo fisico destinato all'approfondimento, allo studio e alla lettura per tutti i residenti del quartiere.
Oltre a vari dizionari in lingua, la biblioteca dispone di un abbonamento cartaceo a una rivista internazionale e di un lettore di libri elettronici con la disponibilità di oltre un milione di titoli in digitale.
"Ringrazio tutte le realtà che hanno contribuito a questo risultato - ha esorditoFrancesca Bottalico -, in primis il gruppo Agesci che ha lavorato per la realizzazione del progetto, a partire dalla scrittura del regolamento che ci consentirà di far funzionare al meglio la biblioteca e da un'indagine tra i residenti che ne ha raccolto i bisogni. Ringrazio anche le attiviste del gruppo "Belli di mamma" e le docenti del liceo Socrate per aver indirizzato il loro gesto, che è insieme simbolico e politico nel senso più alto del termine, verso la Casa delle Culture, ormai al centro di numerosi progetti, idee e visioni, grazie alla sua vocazione di spazio positivo e sensibile alle suggestioni e alle esigenze dei residenti e dell'intero quartiere. Questo è un luogo sempre aperto a tutti, specialmente gli studenti delle scuole e dell'Università, in cui sperimentare e vivere l'incontro con gli altri e in cui crescere come comunità accogliente. Oggi abbiamo posto le basi per questa nuova esperienza, pertanto il mio augurio è che siano in tanti a voler dare il proprio contributo a sostegno della prima biblioteca interculturale di comunità della città".
"Questo luogo, abbandonato per anni, è tornato a vivere grazie all'avvio della Casa delle Culture - ha continuato Massimiliano Spizzico - che consente di accogliere e avviare iniziative socio-culturali come questa, aperte a tutto il quartiere. Questo spazio, oggi, si configura come lo spazio della cittadinanza attiva e delle progettualità provenienti dal basso".
"Si tratta di un progetto nato essenzialmente dalla volontà di educare i nostri ragazzi alla progettualità nell'ambito di un'attività che ha evidenziato i bisogni culturali di un territorio, su cui operiamo da oltre 30 anni, attraverso un'indagine con interviste face to face che ha raccolto i pareri di 300 persone - ha dichiarato Gaetano Ladisa -. Individuate le problematiche, abbiamo definito degli obiettivi per la concretizzazione di un'idea che necessitava di un luogo fisico. Grazie all'interessamento di Francesca Bottalico lo abbiamo trovato nella Casa delle Culture, che ci è parso il luogo più idoneo per fare della biblioteca uno spazio di incontro, oltre che di studio. Adesso occorrono braccia e gambe perché la biblioteca funzioni e diventi un punto di riferimento per il quartiere, anche con l'impegno dei nostri ragazzi che intendono portare avanti questo servizio per il quartiere. Il passaggio successivo potrebbe essere quello di pubblicizzarne le attività magari attraverso una piattaforma virtuale che le promuova presso un maggior numero di utenti".
"Il progetto risponde in pieno allo spirito di ciò che volevamo fare - ha conclusoMarilisa Modugno - più che un semplice gesto solidale, è un gesto politico, perché pensiamo che il bonus premiale introdotto dalla "Buona scuola" non vada in direzione della creazione di una comunità ma della competizione e di un premio riconosciuto a singoli. Quindi siamo molto soddisfatti di aver contribuito alla creazione di un vero luogo di comunità, in cui i libri sono l'elemento centrale, insieme alla multiculturalità e alla dimensione dell'incontro, com'è giusto che accada in un luogo di formazione. Per questo continueremo a seguire con attenzione questa esperienza".

Resta possibile, in ogni momento, fare donazioni di libri alla biblioteca interculturale di comunità: per informazioni 080 5312441 ecasadelleculture@coopcaps.it

 

Fonte: https://www.bariviva.it/notizie/casa-delle-culture-di-bari-inaugurata-prima-biblioteca-interculturale/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

 

...Un insieme di odori, emozioni, sorrisi: questa è l’Albania. Condivisione, voglia di impegnarsi, servizio, fede: questo è lo Scoutismo.

Siamo partiti con lo zaino pieno di aspettative, carichi di idee per far divertire tanti bambini, ma inconsci di ciò che ci avrebbe aspettato. Neanche l’immaginazione più fervida era riuscita a centrare a pieno ciò che questa Route avrebbe significato.

Vivere questa esperienza a Gramez, un piccolo paesino nel centro-nord dell’Albania ha avuto un significato davvero importante da ricordare e far conoscere a tutti. Un paio di strade asfaltate, un oratorio con due suore fantastiche, ragazzi e bambini con tanta voglia di ascoltare e imparare e le numerose testimonianze, sono state per dieci giorni oggetto di grande insegnamento. Una realtà diversa dalla nostra, piena di semplicità, che ci ha fatto tornare con lo zaino vuoto ma l’anima carica di bellezze da raccontare e tanta voglia di tornare. Tornare, non per aiutarli a vivere, ma per vivere ancora un’altra esperienza insieme a loro ridendo, divertendoci e sognando in grande.

È sicuramente una Route da consigliare a tutti coloro che, mossi dal vero spirito Scout, sono disposti a lasciare un pezzo di cuore in un Paese poco distante dal nostro.

...Siamo partiti con gli zaini carichi di robe, di emozioni e di aspettative...erano pesanti, ma ciò che pesava di più erano i pregiudizi su questa terra e sulle persone che la abitano. Le gioie più grandi sono arrivate quando abbiamo giocato con i bambini e la cosa più bella è stata alleggerirsi di questo peso non appena abbiamo conosciuto persone che pur di accoglierci e di farci sentire a casa ci avrebbero dato anche ciò che non avevano.

Vorrei rivolgere un pensiero alle suore che operano a Gramëz, un pensiero a tutti i bambini che possono vivere con la speranza di avere un futuro migliore, a tutte le donne affinché possano avere una rivalsa sociale, un pensiero agli uomini giusti che possano guidare il villaggio nella pace e nell'armonia e infine rivolgo un pensiero agli uomini ingiusti affinché possano comprendere la presenza del rispetto e dell'amore verso i propri fratelli e le proprie sorelle.

Donatello e Giuseppe Clan Ikeruhana Adelfia1

A poche settimane dall'arrivo del santo padre a Bari, Massimo Trotta e Vanessa Serino, responsabili di due importanti gruppi scout di Bari Centro, riflettono sull’insegnamento del papa per un’associazione che sia punto di riferimento per tutti i giovani.

La visita di papa Francesco a Bari si avvicina a grandi passi. Così, in vista dell’evento, fissato a sabato 7 luglio, prosegue il viaggio di Primo piano tra le varie realtà in cui si articola il mondo cattolico nel capoluogo, per capire come ci si sta attrezzando ad un appuntamento così rilevante. Dopo l’intervista a don Nicola Simonetti, direttore del Centro Diocesano Vocazionale, ascoltiamo, questa volta, la voce di due capi scout “brevettati”, responsabili della zona di Bari Centro: Massimo Trotta, capoclan del gruppo Bari 3, e Vanessa Serino, capofuocodi Bari 9.
Come nascono i vostri gruppi scout?

Massimo. Bari 3 nasce nel 1945, sulla base dell’intuizione di alcuni militari britannici, che fondarono alcuni gruppi scout a Bari. Inizialmente aveva sede nella parrocchia di San Ferdinando, in via Sparano, ma nei primi anni Sessanta, si trasferì a Sant’Antonio. Da allora il gruppo è stato molto attivo, svolgendo tutti i suoi campi di reparto e di branco. Insieme al Bari 1, rappresenta una realtà associativa molto forte e sviluppata, al punto che da una sua costola sono nati il Bari 9 e le Coccinelle.
Vanessa. Il gruppo Bari 9 inizialmente aveva sede presso la parrocchia di Santa Croce. Poi, crescendo, ci siamo spostati al Sacro Cuore. A causa dei lavori di ristrutturazione della chiesa, ci siamo poi stabiliti a San Sabino.
Quali attività svolgete sul territorio?

Massimo. Supportare gli adulti nella formazione a svolgere il ruolo di educatore scout e nell’elaborare il pensiero associativo. In vista di questo obiettivo, si cerca di interfacciarsi tra i diciannove gruppi di Bari Centro, attraverso eventi per i capi o aperti alla cittadinanza. L’ultimo incontro si è svolto domenica 27 maggio presso il porticciolo di San Giorgio, con la partecipazione di Legambiente e del progetto Civica: è stata l’occasione per ripulire il porto dai rifiuti. Sono stati determinanti l’attività di servizio dei ragazzi e l’impegno sul territorio di carattere ambientale.

Vanessa. Il nostro impegno è di carattere educativo. Noi cerchiamo di coinvolgere i ragazzi con attività manuali, espressive e pioneristiche. Cerchiamo di proporre alternative all’offerta scolastica, coinvolgendo direttamente i giovani. Organizziamo eventi che possano continuare a formare i capi, ponendo alla base il patto associativo, in cui sono fissati punti cardine come la scelta cristiana, l’impegno civico e l’adesione allo scoutismo. Per noi conta molto il confronto con le altre associazioni: solo così i ragazzi imparano a relazionarsi con gli altri e a proporsi.

Che impatto ha sui ragazzi l’attività scoutistica?
Massimo. 
La nostra attività è rivolta a formare persone che abbiano un ruolo attivo nella società, in qualunque ambito. L’obiettivo è rendere i ragazzi uomini autonomi, capaci di scelte proprie. Tutto questo è arricchito dall’adesione al Vangelo e dall’idea di “lasciare il mondo migliore rispetto a come lo abbiamo trovato”. Uno scout si riconosce “dalle cose che fa e da come le fa”. Il successo delle nostre attività non è ascrivibile ai capi scout ma al metodo, basato sull’autoeducazione. A noi scout piace molto dire “tutto con gioco, niente per gioco”.
Vanessa. L’approccio di noi capi è differente, a seconda della fascia di età con cui siamo in relazione. Alla base della nostra proposta vi è la dimensione ludica. Ci interessa che i ragazzi vengano inseriti in un ambiente sereno, in cui i capi non abbiano un approccio scolastico, di insegnamento. Ci poniamo come fratelli maggiori, aiutando i ragazzi, dai più piccoli ai più grandi, a raggiungere l’autonomia personale. Per gli scout, poi, è davvero importante il rapporto con la natura: un obiettivo che si raggiunge attraverso uscite ed esperienze all’aria aperta.

Come accogliete la voce del papa nella vostra attività?
Massimo. 
La voce del papa è la più autorevole. Il pontefice ci ricorda sempre che c’è un cammino da percorrere, che consiste nel “guardarsi dentro” e nel “guardare davanti”. Francesco ci riporta alla sobrietà e alla bellezza della chiesa non come struttura ma come insieme di persone. L’enciclica “Laudato Si” è un esempio di come il papa, con un linguaggio davvero alla portata di tutti, riesce a trasmettere contenuti universali, non solo per i cristiani. Per noi scout una vera e infinita fonte di ispirazione.
Vanessa. Per noi il papa è il primo testimone del messaggio evangelico. Il pontefice ha impresso nella società ma anche nella nostra associazione un grande cambiamento. Nel giugno del 2015, a Roma, nel corso dell’incontro con gli scout, Francesco ci invitò ad essere più attivi e più incisivi con i ragazzi. Il papa ha ribadito più volte quanto sia importante aprirsi al mondo, alla diversità. È una “provocazione” che come associazione abbiamo colto e su cui stiamo lavorando, aprendo le porte a ogni forma di credo religioso senza dimenticare, ovviamente, la nostra appartenenza cristiana.

Quale consiglio dareste a un giovane, intenzionato a far parte della vostra grande famiglia?

Massimo. Lo scoutismo è soprattutto un’esperienza divertente. Tutto in gioco, niente per gioco! è il motto che esprime l’importanza della dimensione ludica, accompagnata da regole che garantiscano una giusta convivenza con gli altri. Far parte della grande famiglia degli scout ti fa capire cosa vuol dire servizio, dormire sotto una tenda, camminare lungo un sentiero impervio. Rappresenta una grande alternativa alla routine quotidiana. I ragazzi divertendosi imparano l’autonomia, l’indipendenza, il valore della collaborazione tra sessi diversi, la tolleranza e il confronto. Non sono i capi che fanno la differenza ma il metodo. Gli adulti devono avere un’intenzionalità educativa al contrario dei ragazzi, che hanno bisogno di divertirsi.
Vanessa. Bisogna puntare sulla dimensione dell’avventura. Vivere in tenda, costruire insieme una cucina o un tavolo, trovarsi a percorrere quindici chilometri con lo zaino in spalla sono tutte attività, che ci rafforzano e ci fanno scoprire la bellezza di vivere a stretto gomito con gli altri.

Articolo di Giovanni Petroni
Link Articolo:

https://www.primopiano.info/2018/06/05/per-essere-bravi-scout-dobbiamo-aprire-le-porte-al-mondo-e-alla-diversita/

Il giorno 5 Marzo 2017 tutte le comunità capi della zona Bari Centro si sono ritrovate a vivere la consueta assemblea di zona primaverile presso la Parrocchia di San Marcello, sede del gruppo Bari 8. Alla luce del progetto di zona, dopo che le singole comunità capi hanno vissuto il lavoro di inchiesta, a conclusione della fase dell’osservare, in questa assemblea abbiamo affrontato la fase di “deduzione”. Abbiamo vissuto un momento di formazione sull’obiettivo “Educazione all’accoglienza e alla Povertà”, un tema noto a tutti ma che in quell’occasione ha portato tutti i capi a confrontarsi, a tirare fuori i propri dubbi e perplessità in merito all’immigrazione dal punto di vista umano ma anche dal punto di vista burocratico del nostro Paese. Per affrontare al meglio la tematica tanto importante quanto delicata sono stati invitati degli ospiti che tramite le loro esperienze lavorative ed umane hanno aiutato tutti i presenti ad inquadrare al meglio di cosa stavamo parlando.

Gli interventi sono stati di Maria Mitola, Consigliere Corte d’appello Sezione minorile e famiglia e di Rosy Paparella, garante dei Diritti e dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Puglia.

Maria Mitola ha illustrato a tutti, in base alle sue competenze ed esperienze tutta la parte burocratica, ovvero quale potrebbe essere l’iter che viene seguito per l’accoglienza degli immigrati nel nostro paese dal primo momento in cui arrivano sulle nostre coste o via terra se sono più fortunati. Ha spiegato che aldilà del riconoscimento vi sono dei momenti molto importanti in cui la figura predisposta si confronta con l’immigrato. Sono fasi di solo ascolto in cui si sentono le storie, le motivazioni di chi è arrivato sul nostro paese, vere o false che siano poi sarà comunque un giudice a stabilirlo ed eventualmente a riconoscerlo. È nella fase dell’ascolto che vengono fuori le storie di povertà (non solo economica) che devono essere ben lette ed è per questo che in fase di ascolto c’è la presenza di mediatori culturali.

Rosy Paparella ha raccontato della sua esperienza nel campo da diversi anni descrivendo il lavoro che fa e soprattutto ha cercato di leggere il fenomeno dei minori non accompagnati in puglia e sul territorio nazionale. Descrivendo come in puglia, dopo alcuni avvenimenti accaduti (ha raccontato di quello avvenuto a Cassano dove i ragazzi sono tenuti “prigionieri” all’interno di una “comunità”) la burocrazia rallenta molto il percorso di inserimento sociale dei minori, dalla scuola al mondo che gli circonda.

Fabio Addante

Valenzano 1