Sul treno per Foggia cercavo di immaginare più o meno a cosa stavo andando incontro. Non sapevo bene cosa o chi mi aspettasse, sapevo solo dove andavo: Weekend per Partenti. 

Sin dall’ultima notte a San Rossore, la notte in cui ho richiesto ai miei capi, non senza emozione, di poter prendere la Partenza, ho sentito parlare di quest’evento a cui, a detta loro, dovevo ASSOLUTAMENTE partecipare. 

Sinceramente già da tempo avevo bene in mente cosa fosse la Partenza, quali fossero le tre scelte da fare per poter essere veramente sicuri di arrivare a questa tappa, quale sarebbe stato il mio futuro nell’Associazione, ma comunque ho deciso di partecipare a questa tre giorni più che altro per avere delle conferme sulle mie certezze.

All’inizio ovviamente ha prevalso l’imbarazzo, ho conosciuto in pochi minuti altre 25 persone, e non sono un tipo tanto estroverso, almeno all’inizio. Poi abbiamo cominciato a convivere, a studiarci, e a capire che tutti eravamo uniti da un sottile fil rouge, un unico obiettivo comune, quello di diventare Uomini e Donne della partenza. 


La scenografia ci ha sicuramente aiutato.


La prima sera abbiamo trovato rifugio in una sede scout sperduta tra i boschi di San Marco in Lamis, immersa nell’oscurità, e lì ci siamo aperti reciprocamente, sia grazie al cibo (di cui avevamo un tremendo bisogno, considerato il freddo!), sia grazie all’attività propostaci dai capi, ovvero quella di far spiegare a ognuno di noi in che modo affrontiamo un viaggio e che tipo di viaggiatori siamo. Le presentazioni sono state molto eterogenee, c’è chi ha posto l’accento sulla simpatia, chi ha intrapreso un discorso più riflessivo, c’è addirittura chi ha scomodato il Sommo Poeta con una rivisitazione della Divina Commedia, ma alla fine tutti abbiamo raccontato la nostra esperienza di “cavalieri erranti”. 

Il viaggio rappresentava il nostro cammino verso il futuro, il modo in cui reagiamo quando la vita ci butta di peso in mare, anche se non sappiamo nuotare, il modo in cui ci prepariamo a Partire dal punto di vista politico, spirituale, e del servizio. 

Il giorno seguente è iniziato tra le parole della famosa Parabola dei Talenti. Un brano del Vangelo che tutti abbiamo udito almeno una volta nella vita, ma che in quel momento, tra il sonno e un freddo terribile, ci ha fatto capire che ruolo vogliamo intraprendere nella società, come vogliamo impiegare le virtù che ci sono state donate sin dalla nascita. La Partenza è anche questo, mettere a disposizione degli altri i nostri talenti.

La mattina si è spesa sulla strada tra San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo, riflettendo sulle parole del Vangelo. 

Siamo arrivati ad un convento di suore Clarisse, suore di Clausura ma con un cuore Apertissimo al donarsi agli altri e al servizio del prossimo.

Nel pomeriggio abbiamo ascoltato diverse testimonianze: le scelte politiche, di scout e non, risuonavano nella nostra testa come monito, come esempio per quello che saremmo dovuti diventare; le scelte drastiche di due suore del convento ci hanno fatto capire quanti sacrifici si devono fare per portare avanti una decisione, ma anche quante gratifiche può dare la fede; le scelte associative di ragazzi poco più grandi di noi che hanno deciso di continuare il percorso scoutistico e di intraprendere l’iter formativo per entrare in comunità capi, ci hanno fatto vedere solo una delle tante sfaccettature in cui si può declinare il servizio. 

Alle testimonianze si è sicuramente affiancato un cammino di catechesi tanto interessante quanto fuori dagli schemi, che ci ha proposto il nostro padre spirituale Don Fausto. Tralasciando gli aspetti più estremisti e faceti del suo credo, ci ha sicuramente dato un nuovo modo di arrivare a Dio: non più ragionando per deduzione, partendo dalla verità assoluta per poi arrivare costruirle un mondo attorno, ma per induzione, arrivando all’incontro con Cristo attraverso le Scritture e i sacramenti, per poi recuperare tutto il resto. 

L’ultimo giorno, dopo aver dormito nel convento (e aver mangiato di tutto e di più la sera prima!), i capi ci hanno fatto riflettere su quali caratteristiche deve avere il Partente, di quali valori si deve fare portavoce, quali aggettivi lo devono definire, come deve usare il suo corpo per servire il prossimo. 

A proposito, una parola sui capi. Sicuramente ho voluto partecipare a quest’evento anche per osservare i capi, quei “cretini vestiti da bambini” citando Bernard Shaw, per capire come si sarebbero relazionati con noi e, chissà, anche per avere degli esempi da seguire per un futuro prossimo in Co.Ca.(?). Per il poco tempo in cui sono stati i miei capi Clan li ho sempre visti disponibili, sorridenti, organizzati, aperti al confronto e alla riflessione, praticamente il prototipo di capo che io vorrei essere un giorno. E di questo li ringrazio.

A mezzogiorno della domenica abbiamo chiuso il cerchio, dopo aver sicuramente formato una comunità ben affiatata, anche a dispetto delle naturali diffidenze che ciascuno di noi poteva avere. 

Tornando a Taranto (in macchina, avendo trovato un passaggio per merito....della Provvidenza!), ho capito che aver partecipato a questo Weekend mi era sicuramente servito: ho capito il valore della responsabilità, ho rafforzato la mia idea di Partenza, ho avuto le conferme che mi aspettavo sulla scelta politica e sulla scelta di servizio che intraprenderò, ho rivoluzionato il mio modo di approcciarmi alla fede, ho trovato la volontà di portare avanti quelli che sono i valori chiave dello Scoutimo, l’aiuto del prossimo, la lealtà, la generosità, la bontà d’animo, ho capito che ciò che voglio fare è portare questi valori agli altri, ai più piccoli, per educarli e permettere che si educhino a loro volta. Sono tornato a casa con un’altra esperienza nel bagaglio, con più certezze che dubbi, con un viaggio da intraprendere, con una Partenza da preparare e da vivere.


Emiliano  Fraccica (Rover Taranto 19)